Training per promuovere l'assertività

gente

Capita quotidianamente di entrare in relazione con le altre persone, a casa, al lavoro,nella vita sociale.., ed è un desiderio comune stare bene con gli altri. Alcune persone, nelle relazioni sociali, tendono ad assumere comportamenti anassertivi (cioè comportamenti che oscillano tra la passività e l’aggressività). In entrambi i casi la comunicazione e il comportamento risultano disfunzionali. Alcuni tendono, per esempio, a subire passivamente le decisioni degli altri, ad essere eccessivamente arrendevoli e ad evitare qualsiasi conflitto ; mentre altri, viceversa, assumono un comportamento eccessivamente aggressivo,prepotenti, intimorendo gli altri e mettendoli in soggezione.Lo stile comunicativo e di comportamento assertivo, invece, rappresenta un modo funzionale di entrare in relazione con gli altri.


Che cos'è l'assertività?
Il comportamento assertivo è quel comportamento attraverso il quale si affermano i propri punti di vista, senza prevaricare né essere prevaricati. Si esprime attraverso la capacità di utilizzare in ogni contesto relazionale la modalità di comunicazione più adeguata.
L'assertività è un approccio che ci mette in condizione di gestire in modo positivo e costruttivo i rapporti interpersonali.

Comportamento passivo

fumetto
  • Inibizione delle proprie emozioni
  • Incapacità di fare richieste
  • Incapacità di dire no
  • Comunicazione sottovoce, con il corpo curvo e gli occhi abbassati. Le parole usate sono “forse”, “piuttosto”, “solamente”, “non saprei”, “se tu potessi”.
  • Vantaggi a breve termine
  • Credere di non essere rifiutati o criticati
  • Svantaggi a lungo termine
  • Depressione, bassa autostima, dipendenza dagli altri

Comportamento aggressivo

litigio

Non controllo delle emozioni
Imporre agli altri le proprie necessità e i propri voleri
Comunicazione a voce alta, spesso accompagnata da rossore in viso. Le parole usate sono “mai”, “sempre”, “impossibile”; a volte sono utilizzate minacce come: “Non ti permettere più” o commenti severi come: “Faresti meglio a… .”.

Vantaggi a breve termine:
Riuscire a realizzare momentaneamente i desideri
Svantaggi a lungo termine
Isolamento, mancanza di amicizie, insoddisfazione di sè

Comportamento assertivo

fumetto assertività

L’assertività è una modalità di comportamento che promuove l’uguaglianza nelle relazioni umane

Permette alle persone di agire per la salvaguardia dei propri interessi, di lottare per i propri diritti senza ansia, di esprimere le proprie emozioni onestamente e con tranquillità e di esercitare i propri diritti rispettando gli altri.

Chi è assertivo usa una comunicazione, verbale e non verbale, che è una chiara e diretta espressione delle sue necessità, volontà, desideri o intenzioni, ma che tiene anche conto dei sentimenti e delle emozioni della persona con cui sta comunicando.
Nel comportamento assertivo è intrinseca l’idea di reciprocità
Il concetto di assertività è strettamente connesso con quello di libertà
La prima forma di libertà è la libertà di essere se stessi, che è strettamente legata alla conoscenza di sé e della propria persona.
La seconda forma di libertà è legata all’acquisizione di abilità verbali e non verbali, che costituiscono la competenza sociale

Training autogeno

divano

" Sono nervoso", "non ce la faccio più", "mi sento bloccato", "sono ansioso", "mi infurio per un non nulla", le emozioni mi afferrano lo stomaco", "spesso ho mal di testa", "non riesco a concentrarmi", "dormo male".

Il Trainining Autogeno e’ la tecnica di rilassamento più diffusa nel mondo occidentale.
Sotto la denominazione di Training Autogeno (T.A.) si intende definire una particolare tecnica di rilassamento facilmente apprendibile, ideata dal medico berlinese J.M. Schultz fra il 1908 e il 1912.

L’esercizio della tecnica aiuta a contrastare lo stress quotidiano, migliora il sonno, la memoria, le prestazioni in genere..
Training significa allenamento, cioè pratica di una serie graduata di esercizi particolarmente studiati che, progressivamente, portano l’individuo alla realizzazione di modificazioni toniche, muscolari, respiratorie, viscerali e psichiche.
Autogeno significa generato da se stesso, autoindotto.
Il metodo del T.A. consiste in una attenzione su se stessi e in una concentrazione alla calma.
Acquisirne la tecnica aiuta a gestire l’ansia, favorisce il potenziamento della concentrazione e dell’efficienza: sono questi tra gli obiettivi del T.A.
T. A. trova inoltre diffusa applicazione nel mondo sportivo, nella preparazione degli atleti, nonché in contesti giovanili al fine di ridurre l’aggressività sviluppando capacità adattative e positive.
Il metodo del T.A. consiste in una serie di esercizi di rilassamento che portano ad uno stato di abbandono passivo; la loro pratica dà la possibilità di realizzare un "tuffo all’interno si sé".
Il T.A. propone al soggetto un invito a rilassarsi ed una "ascolto" del proprio corpo, una migliore consapevolezza del rapporto che si ha con esso.
Il T.A. offre rapidamente al soggetto la percezione di sensibili modificazioni del suo stato psicofisico attraverso l’azione diretta sulle funzioni somatiche e viscerali, realizzando sensazioni di rilassamento, armonia funzionale, equilibrio, calma e benessere.
Il T.A. può essere appreso sia a livello individuale che di gruppo ed è articolato in otto incontri di 50 minuti ciascuno.

Tecniche di gestione dello stress

verbal

Mentali (Imparare a pensare realisticamente, ristrutturazione cognitiva)
Corporee (rilassamento)
Comportamentali (Gestione del tempo e gestire degli impegni eccessivi)
Problem solving
Assertività

Disturbi dell'alimentazione

frutta

Il 6% delle giovani donne italiane tra i 12 e i 25 anni soffre di disturbi alimentari. Questi i numeri: l’incidenza dell’anoressia è pari allo 0,5%, quella della bulimia tra l’1 e il 2% e quella degli altri disturbi alimentari non altrimenti specificati (i cosiddetti “Ednos”, Eating disorders not otherwise specified) tra il 3 e il 4%. I settori in cui il problema è più diffuso sono quelli della moda e dello sport (soprattutto nella danza) e se si tiene conto anche delle situazioni non ancora patologiche, la percentuale delle giovani che ne soffre arriva al 10%.

La tua ragazza si preoccupa troppo del suo corpo? Il vostro partner vi chiede troppo spesso “sono grasso”? Siete ossessionate per qualche chilo in più? Siete in continua lotta con la bilancia? Queste e molte altre sono le situazioni che alle volte, anche se sottovalutate, nascondono un disagio. Se consideriamo, inoltre, che spesso i media trasmettono messaggi fuorvianti sui modelli ai quali ispirarsi si può capire la necessità di diffondere delle informazioni più chiare sui disturbi dell’alimentazione. Questa esigenza nasce dall’analisi della diffusione dei disturbi dell’alimentazione che si può considerare a tutti gli effetti allarmante: 65. 000 giovani necessitano di cure per i disturbi dell’alimentazione, mentre tra i 15 e i 25 anni 300.000 ne sono affetti in forma più o meno grave. Riguardo il problema dell’obesità, inoltre, studi epidemiologici indicano che la prevalenza del sovrappeso e dell’obesità stanno aumentando in modo preoccupante

Bulimia nervosa

bulimia

Condotte compensatorie inappropriate per prevenire l'aumento del peso (vomito, uso lassativi, diuretici, eccessiva attività fisica.)
Le abbuffate e le condotte compensatorie si verificano entrambe in media almeno due volte alla settimana per tre mesi
Un' autostima profondamente influenzata dalle forme corporee
Come capire se si soffre di bulimia nervosa
Abbuffate (consumare grandi quantità di cibo con la sensazione di perdita di contrllo) ( almeno due volte per tre mesi)
Vomitare, usare lassativi, fare molta attività fisica
Il peso non è troppo basso
Gonfiore delle ghiandole salivari e corrusione dei denti
Cambiamenti di umore
Presenza di atti impulsivi (cleptomania, abuso di alcool ect)

Anoressia Nervosa (criteri DSM)

centimetro

Severa perdita di peso
Intensa paura di acquistare peso o di diventare grassi
Disturbi del modo in cui sono vissuti peso, taglia e forma corporea
Amenorrea

Altri segnali di avvertimento della presenza di anoressia:
Ridurre in modo rilevante la quantità di cibo e la frequenza dei pasti
Continue lamentele fisiche ( visite specialistiche per il mal di pancia, problemi intestinali, problemi digestivi )...
L'alimentazione diventa il centro delle discussioni in famiglia
Fare la dieta da un senso di benessere, autostima e controllo
Non volerne sapere di aumentare di peso
Sbalzi di umore
Negar di aver fame e mangiare solo piccole quantità di cibo
Pur dimagrendo sempre di più, essere in ansia perchè ci si vede grassi.
Inventare scuse per evitare le situazioni in cui altri mangiano
Parlare continuamente di cibo, collezionare ricette, preparare il pasto per altri.
Fare molta atività fisica

Lamentarsi di sentire molto freddo,
Essere molto metodici e non amare i cambiamenti inaspettati
Aumento della peluria diffusa (lanugo)

Disturbi alimentari Atipici

obesità

Disturbo da alimentazione incontrollata
Persone a dieta cronia
Persone contutte le caratteristiche dell'anoressia, ma senza amenorrea
Persone con tutte le caratteristiche della bulimia nervosa ma con frequenza di abbuffate meno di due alla settimana

Infatti, maggiormente noto come binge eating disorder (BED), è uno dei ed è la più importante sindrome inclusa nella categoria dei disturbi dell’alimentazione atipici (una serie di condizioni che non rientrano in un quadro di Anoressia).

Le persone che soffrono di questo disturbo si abbuffano, ma non usano in modo regolare comportamenti di compenso come nella bulimia nervosa, inoltre non seguono una dieta e tendono a mangiare in eccesso anche al di fuori delle abbuffate, ciò spiega perché nella maggior parte dei casi sia presente una condizione di sovrappeso.

Obesità

obesità

L’obesità è una delle patologie più diffuse, al punto da essere considerata quasi un’epidemia tra i paesi industrializzati e in quelli in fase di evoluzione tecnologica. I tassi di incidenza sono infatti in rapida crescita e raggiungono anche il 70% della popolazione adulta.

È riconosciuta come una malattia ad andamento cronico ed uno dei maggiori fattori determinanti in molte malattie non trasmissibili come il Diabete mellito non insulino-dipendente e Malattie coronariche, ma anche incrementa il rischio di Disturbi biliari, di alcuni tipi di Cancro, di Disordini muscolo scheletrici e Respiratori.


ECCO PERCHE’ SOPRA UN CERTO LIVELLO DI PESO, L’ECCESSO PONDERALE DEVE ESSERE CONSIDERATO UNA MALATTIA CRONICA!

Valori di riferimento
Sottopeso < 18.5
Normopeso da 18.5 a 24.9
Sovrappeso da 25.0 a 29.9
Obesità di classe I (moderata) da 30.0 a 34.9
Obesità di classe II da 35.0 a 39.9
Obesità di classe III BMI > 40

Perfezionismo Clinico

Il perfezionismo può essere definito come: l’eccessiva dipendenza della valutazione di sé dall’inseguimento determinato di standard personali esigenti ed auto-imposti in almeno un dominio altamente saliente, nonostante le conseguenze avverse. Il perfezionismo sembra svolgere un ruolo importante nello sviluppo e nel mantenimento di alcuni disturbi psicologici. È stato identificato come fattore di rischio specifico per l’anoressia nervosa e la bulimia nervosa, può ostacolare il trattamento della depressione ed è un elemento centrale del disturbo ossessivo compulsivo di personalità. Il perfezionismo va distinto dalla “salutare ricerca di eccellere”; quest’ultima è funzionale e positiva e non è implicata nello sviluppo e nel mantenimento dei disturbi psicologici. Per non generare confusione nei prossimi paragrafi, quando si farà riferimento al perfezionismo ci si riferirà solo alla forma psicopatologica ed unidimensionale di tale costrutto. Le persone perfezioniste hanno uno schema di valutazione di sé disfunzionale perché sono eccessivamente dipendenti dall’inseguimento di standard personali esigenti in un dominio particolare (ad esempio il controllo del peso, delle forme corporee e del cibo, lo studio, lo sport); ciò li rende particolarmente vulnerabili a sviluppare una valutazione negativa di sé quando tali standard non sono raggiunti. Le conseguenze negative sono tollerate dall’individuo perfezionista perché gli effetti avversi sono considerati l’evidenza oggettiva degli sforzi effettuati per raggiungere standard esigenti (ad esempio gli effetti negativi del digiuno possono essere considerati da una persona affetta da anoressia nervosa la prova di essere riusciti ad avere un perfetto controllo nei confronti dell’alimentazione e del peso, o la stanchezza dopo molte ore di studio la prova dell'impegno). Le conseguenze avverse del perfezionismo sono emotive (depressione, ansia da prestazione), sociali (isolamento sociale e restringimento degli interessi), cognitive (ridotta concentrazione e pervasivo senso di fallimento), comportamentali (rifare più volte lo stesso compito o impiegare un tempo eccessivo per fare un lavoro) e fisiche (affaticamento o sintomi da digiuno nel caso dell’anoressia nervosa). Gli standard del perfezionista sono auto-imposti e non sono richiesti necessariamente dagli altri. È l’adozione degli standard come propri che caratterizza il costrutto fondamentale del perfezionismo. Non sempre gli standard inseguiti da una persona perfezionista sono elevati; essi, invece, devono essere personalmente esigenti. Per la persona perfezionista non è importante solo raggiungere un determinato obiettivo, ma anche l’impegno posto per perseguire tale meta. Le persone perfezioniste hanno standard esigenti nei domini della vita che hanno un significato personale, ma non in quelli che ne sono privi. Ad esempio, una persona affetta da anoressia nervosa si pone standard esigenti sulla dieta e sulla scuola, c'è chi si pone standard molto elevati nel lavoro, studio, ma non in altri domini della sua vita che non considera importanti (come ad esempio il giardinaggio o il giocare a tennis, ). Alcune ricerche hanno evidenziato che la risposta al trattamento è più scarsa se il dominio in cui il perfezionismo è espresso si sovrappone a quello affetto dal disturbo di asse 1 e asse 2. Ad esempio, se il paziente è perfezionista nel dominio delle relazioni sociali e il suo disturbo è la fobia sociale, la presenza del perfezionismo agisce come meccanismo aggiuntivo di mantenimento impedendo un trattamento di successo.

Origine del perfezionismo : genetica ed ambiente  Numerosi studi hanno evidenziato che le persone affette da disturbi dell’alimentazione hanno più elevati livelli di perfezionismo rispetto ai controlli sani. Non è ancora purtroppo chiaro quale sia l’origine del perfezionismo, gli studi fino ad ora compiuti sembrano indicare che possa derivare dalla combinazione di fattori ereditati ed acquisiti.

Genetica e perfezionismo: Secondo alcuni studiosi, il fatto che i soggetti con anoressia nervosa registrino, nella valutazione a lungo termine del perfezionismo, punteggi elevati anche dopo il recupero del peso corporeo, fa ipotizzare la presenza di una certa ereditabilità di questo tratto temperamentale. Alcuni studiosi hanno ipotizzato che il marker biologico del perfezionismo sia un aumento dei livelli di serotonina cerebrali. L’alterazione serotoninergica determinerebbe alcune caratteristiche comuni all’anoressia nervosa e alla bulimia nervosa quali perfezionismo, ossessività, evitamento del danno, disforia. La dieta, diminuendo i livelli di serotonina nel liquido cefalorachidiano, può essere considerata un mezzo per regolarizzare i livelli di serotonina e le emozioni negative conseguenti.

Ambiente e perfezionismo: Numerose concettualizzazioni del perfezionismo hanno dato rilievo ad aspetti sociali e acquisiti del perfezionismo; qui di seguito sono riportati i più frequenti Rinforzi sociali Porsi alti standard è spesso rinforzato dalla società. Fare bene a scuola significa avere voti alti ma soprattutto ottenere la stima di insegnanti, genitori e l’ammissione alle migliori scuole. Non è raro che di fronte a questi rinforzi il potenziale perfezionista possa sviluppare la convinzione che l’unico modo per essere approvati dagli altri sia quello di raggiungere degli standard eccellenti. In alcuni casi l’eccessiva preoccupazione di compiere degli errori e la paura del giudizio negativo degli altri può essere rinforzata anche all’interno della famiglia. Ritiro dell’affetto Avere genitori che danno molto peso ai risultati e che fanno dipendere l’offerta del loro amore da quanto viene raggiunto può essere un fattore di rischio per sviluppare la convinzione che il comportamento non è mai sufficientemente corretto per guadagnare la loro approvazione. Genitori perfezionisti spesso utilizzano il ritiro dell’affetto e la disapprovazione come punizione e i loro figli tendono a rispondere agli errori con ansia e paura come se qualcosa dovesse essere evitato. In questo caso la motivazione a fare bene le cose non è ricevere i complimenti dei genitori ma la paura di non essere più amati.

Punizioni e critiche  Essere stati puniti o eccessivamente criticati per alcuni comportamenti (lasciare in disordine il bagno, non rifare il letto in modo adeguato, essere continuamente corretti per un errore di pronuncia) possono creare l’idea che sia sempre necessario fare le cose perfettamente. Aver avuto esperienza con un insegnante molto critico di fronte ai minimi errori o stare con una persona che non dimostra in nessuna occasione soddisfazione per i tuoi comportamenti (abbigliamento, pettinatura, cucina etc.) può portare a sviluppare la convinzione che sia molto importante soddisfare certi standard per piacere agli altri. Altre forme di punizioni includono l’aver ricevuto dei voti bassi ad un esame, l’essere stati derisi, l’essere stati licenziati o il non essere stati assunti per un nuovo lavoro. Se gli individui sono puniti eccessivamente anche per piccoli errori possono sviluppare la rigida convinzione che sia assolutamente importante non commettere errori.

Osservazione dei comportamenti altrui  L’apprendimento di comportamenti perfezionisti può anche avvenire attraverso l’osservazione di comportamenti altrui. Comportamenti come fumare, bere, assumere droghe sono spesso appresi mediante l’osservazione di comportamenti di propri pari. Non è un caso che spesso le persone che si descrivono eccessivamente perfezioniste riportino di essere cresciute in ambienti con persone perfezioniste.

Mezzi di comunicazione Negli ultimi anni si è sviluppata nella nostra società una forma peculiare di perfezionismi e cioè quella del corpo. In questo sviluppo hanno giocato un ruolo “tossico” i mezzi di comunicazione. Questi continuano a bombardare attraverso la pubblicità, i film e le riviste immagini di persone con corpi “quasi perfetti”. Il modello estetico è, oggi, estremamente magro e povero di grasso; basti pensare che modelle e attrici hanno il 10-15% di grasso corporeo mentre una donna sana ne ha almeno il 22-26%; la percentuale di grasso corporeo richiesta per raggiungere l’ideale estetico è perciò la metà del livello normale! Le persone ricercano l’ideale non solo per ottenere dei benefici per la loro salute, ma soprattutto per ciò che l’ideale incarna nella nostra cultura: un corpo magro, infatti, simbolizza il controllo e la perfezione. In una cultura che valorizza l’autocontrollo, il lavoro duro e il rinvio della gratificazione, avere un corpo desiderabile segnala al mondo esterno la presenza di controllo: controllo su impulsi a mangiare e all’inattività ovvero “perfezione”. Ci sono due assunzioni diffuse relative al corpo ed alla forma: il corpo è estremamente malleabile e, di conseguenza, con la giusta combinazione di dieta ed esercizio, ogni persona può raggiungere l’ideale. Fallire di raggiungere l’ideale di magrezza proposto porta come conseguenza inevitabile all’insoddisfazione corporea. In realtà ricerche rigorose hanno dimostrato che i fattori genetici influenzano la regolazione del peso e delle forme corporee e che questi non possono essere modificati a nostro piacimento. chi raggiunge un corpo ideale avrà grandi ricompense. Anche questa assunzione è errata; le ricerche hanno evidenziato che essere fisicamente attraenti porta vantaggi in alcune aree e svantaggi in altre.

 

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